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COVID 19 e persone LGBT+
APPROFONDIMENTI E RICERCHE / Rubrica psicologica per persone LGBT+

L’impatto di COVID-19 e isolamento sulle persone LGBT+

Adolescenti LGBT+ e COVID-19

In questo periodo particolarmente difficile per tutti, si parla molto dello stress e del minor benessere psicologico vissuto dalla popolazione generale, costretta a lockdown e restrizioni per far fronte al COVID-19. Tuttavia, si dimentica spesso che per alcune persone, ad esempio quelle LGBT+, non poter uscire di casa comporta ancor più difficoltà.

Gli adolescenti LGBT+ si trovano infatti ad affrontare il proprio clima familiare, talvolta molto omotransfobico, senza avere la possibilità di allontanarsene e fare affidamento sulle reti di supporto sociale esterne al nucleo familiare.

Se è infatti vero che in momenti di crisi e sconforto, come in questa pandemia, la famiglia è un importante punto di appoggio per mantenere il proprio benessere psicologico, per i giovani LGBT+ troppo spesso non è così. Chi appartiene ad una minoranza sessuale o di genere infatti si può trovare nella scomoda situazione di dover mentire o venire trattata con disprezzo all’interno della propria casa.

I pericoli dell’isolamento

Abusi verbali, psicologici e fisici sono purtroppo un’eventualità a cui ancora molti giovani si trovano davanti. Per fare un esempio, un report del Consiglio d’Europa del 2001 riporta che tra le persone LGBT+ interpellate, ben il 16% affermava di essere stata picchiata dai genitori per via del proprio orientamento sessuale o identità di genere.

Oltre ai pericoli per l’incolumità fisica, non possiamo non parlare dei pericoli per il benessere mentale, considerando anche il fatto che gli abusi emotivi e psicologici sono ancor più comuni. I genitori possono infatti mostrare la loro non accettazione e la loro omotransfobia in vari modi, a partire dal non rivolgere la parola al figlio al rivolgergli parole pesanti in maniera esplicita.

Un altro studio ha indagato proprio il benessere psicologico LGBT+ e come questo potesse essere influenzato dall’accettazione familiare, trovando che se le famiglie non accettano i propri figli, si ha un aumento nel rischio di peggior salute generale, autostima, rischio suicidario, depressione e uso di sostanze.

Subire il rifiuto più o meno esplicito della propria identità da parte della propria famiglia è un evento che può essere devastante per un adolescente, che è spesso costretto a convivere con le stesse persone che lo rifiutano. Si può dunque immaginare l’effetto deleterio di un periodo d’isolamento in casa, come appunto il lockdown, con familiari omotransfobici.

Anziani LGBT+ e COVID-19

Ma tra le persone LGBT+ i giovani non sono gli unici a soffrire per via dell’isolamento. Un altro gruppo particolarmente vulnerabile è infatti quello degli anziani, tra l’altro anche quelli fuori dalla comunità.

Sono molti infatti gli anziani LGBT+ che vivono soli e che non hanno una vera rete di supporto, magari non hanno un buon rapporto coi familiari o con il gruppo dei loro pari per via di pregiudizi, o non hanno figli o amici su cui fare affidamento.

Tutto questo porta gli anziani LGBT+ a essere più spesso soli, isolati e ad avere un maggior rischio di sviluppare problemi come la depressione rispetto alle loro controparti eterosessuali e cisgender. Secondo alcuni studi infatti, ben il 31% degli anziani LGBT+ soffrirebbe di depressione.

E mentre nelle grandi città hanno più probabilità di trovare associazioni e luoghi di ritrovo dove possono sentirsi al sicuro e a loro agio, ecco che se vivono in zone rurali o città più piccole si trovano ad avere difficoltà a socializzare e ad accedere a servizi su misura.

La famiglia scelta

Anche chi una rete sociale la ha poi, può ritrovarsi completamente isolato durante un lockdown, poiché spesso la famiglia per una persona LGBT+ non è quella data dai legami di sangue, ma piuttosto una famiglia scelta dalla persona e interna alla comunità.

Questo tipo di famiglia è molto comune tra le persone LGBT+ e tra chi, per vari motivi, non è più in contatto con i propri consanguinei. Si tratta di persone unite dall’affetto e accomunate da delle esperienze di vita, come far parte di una minoranza.

Ma dato che questo tipo di famiglia non è quello riconosciuto da un punto di vista legale, una situazione come quella che stiamo vivendo fa sì che la persona in isolamento a causa della pandemia non possa entrare più in contatto neanche coi propri cari più stretti, se non a distanza.

Disoccupazione e crisi economica per le persone LGBT+

Anche adulti e giovani adulti non hanno vita facile nel mezzo di questa pandemia. Già precedentemente all’arrivo del COVID-19, in molti paesi vi era tra le persone LGBT+ un maggior tasso di disoccupazione, oltre ad un minor reddito e maggior tasso di povertà rispetto al resto della popolazione.

Secondo un sondaggio del 2017 ad esempio, il tasso di disoccupazione per le persone LGBT+ in età lavorativa negli USA si attestava al 13%, e addirittura al 16% per le persone transgender nello specifico, contro il 9% rilevato nella popolazione generale.

La disoccupazione delle persone LGBT+ durante il COVID-19

Questo periodo difficile ha confermato questa differenza: durante la pandemia infatti sembra che le persone LGBT+ abbiano riscontrato maggiori difficoltà lavorative rispetto alle loro controparti, ad esempio riportando l’esempio degli USA, hanno visto le proprie ore ridotte nel 30% dei casi rispetto al 22% del resto della popolazione, e hanno chiesto più spesso di poter pagare in ritardo l’affitto (11% contro 8%).

Ovviamente come tutte le altre persone che hanno perso il lavoro o si trovano in una situazione finanziaria difficile a causa del COVID-19, anche le persone LGBT+ devono convivere con il timore di non poter affrontare le spese e di non trovare un nuovo lavoro se l’hanno perso.

Ciò può portare forte frustrazione e malessere, e aumentare il rischio di sviluppare dei veri e propri disturbi d’ansia e depressivi.

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